Umbria 2017

Giorno 50

Sono a Forca Canapine, c’è un vento fresco che viene da valle e che mi accompagna fino ad un impianto di risalita dove scendo nell’altro versante. Da qui vedo la piana di Castelluccio e, piccolo e lontano, anche il paese. Il Monte Vettore spicca e presenta poca neve da questo versante.

Arrivo ad una sella dove incrocio la strada che porta a Castelluccio di Norcia, da qui prendo una poco visibile traccia che mi porterà a salire piano piano verso Poggio la croce. Non ci sono molte indicazioni, ma grazie alla mappa so di essere sul sentiero. La piana di Castelluccio è in ritardo per la fioritura, è ancora tutta verde, ma lontano vedo qualche pascolo probabilmente di pecore. La strada è facile da seguire, non c’è molto altro quassù. Passo una fontana e la strada diviene sentiero, gira attorno al monte e incontra un strada bianca che scende a Castelluccio.

In alcuni tratti le rocce danno fastidio, ma è solo per poco. A Castelluccio non c’è molto, qualche casa resiste, le altre sono ridotte ad un mucchio di macerie. Due container e qualche camper in cui c’è qualcuno, il resto desolazione. Subito imbocco la strada che mi porta a Norcia. C’è un cane sul sentiero, scappa subito appena mi vede. Mi viene da pensare ad un lupo, ma è troppo scuro. Mi è sembrato anche un po’ più grande come taglia, ma è altrettanto strano che ci siano randagi. Spero di rivederlo per capire meglio cosa sia, ma non accade e per terra non vedo nemmeno le tracce. Continuo la salita, non ci sono segnavia, le gambe sono pesanti, non capisco perché. Controllo la mappa e mi accorgo di aver sbagliato strada, ho seguito la principale e non ho visto deviazioni. Più avanti trovo di nuovo il sentiero. Sulle morbide creste, altri cavalli al pascolo e poco più avanti una volpe che scappa. Pensa di non essere vista, e si ferma dopo 20m di fuga. Si siede e mi guarda, la guardo senza girare la testa. Poi lei tranquilla riprende ad annusare il terreno. Arrivo alla Forca di Giuda, sotto il monte delle Rose. Qui mi aspetta un brutto tratto. Lo so perché andando verso Castelluccio vedevo questo tratto e sembrava tutto frenato.

Una volta cominciato a scendere capisco che non è poi così male come me lo aspettavo, non è un tratto semplice e proseguo più veloce del previsto. Voglio scendere fino al bosco per passare la notte sotto un albero per evitare il deposito di rugiada. Scendo fino a quando è troppo buio per proseguire senza torcia e mi fermo proprio dove dovrei prendere un altra strada che non vedo.

Sotto dei faggi mi fermo. L’erba è alta, quindi dovrò controllarmi le zecche domani.

Giorno 51

Mi sveglio ed il cielo è coperto, sembra che qualche goccia stia cadendo, forse no perché erano davvero due. Prendo ancora sonno e quando mi sveglio è ancora abbastanza buio. Il cielo è coperto e comincia a piovigginare. Guardo il cielo è non sembra così minaccioso. Un tuono. Mi alzo immediatamente e comincio a preparare lo zaino. Altri tuoni. Ora comincia a fare sul serio. Guardo l’ora e segna le 5.50, decisamente un risveglio precoce.

Indosso la giacca. La pioggia sta arrivando, i faggi ancora attenuano la pioggia ed il sacco a pelo si bagna appena. Quello per primo nello zaino. Ora indosso i pantaloni impermeabili e poi infilo tutto il resto nello zaino. La sensazione di caldo e asciutto che ho ai piedi, ai primi passi svanisce a favore di una sensazione di fresco. Altri 10 passi e la sensazione è proprio di bagnato e fresco. Il sentiero lo trovo attraversando un campo, ma non riesco a capire da dove sarei dovuto arrivare. Non c’è nessun segnavia. Non ne troverò fino a valle. Sembra che il tratto che sto percorrendo fosse una strada un tempo, ora resta un passaggio per solo una persona in un canale di scolo. Lo seguo fino alla strada asfaltata. Vado verso Norcia dove devo fare la spesa perché ho solo la colazione con me che devo ancora fare, null’altro.

Controllo il meteo in discesa e sembra pioverà fino le 14. Sento che le maniche si stanno bagnando, sapevo di questo problema perché a L’Aquila ho ripreso il giubbotto con cui sono partito, per poter mandare l’altro in sostituzione. Quando arrivo al bivio vicino Norcia che mi porterebbe a risalire verso i monti sono le 7. Non ho voglia di aspettare fermo ed infreddolito le 8 o le 8.30 o addirittura le 9 per l’apertura del alimentari. Cercherò di arrivare a Visso prima delle 13. Prendo subito il sentiero per risalire sperando di scaldarmi. La salita riesce un po’ a scaldarmi, ma la pioggia continua a bagnarmi. Cerco un riparo così da poter fermarmi e fare colazione. Le gambe sono dure, non vogliono andare avanti. Attraverso una strada e riprendo su un sentiero pieno di sassi e dove a volte le ginestre si mettono in mezzo.

Poco prima delle otto smette di piovere ed esce il sole. Mi fermo in uno spiazzo per fare colazione. Mi viene in mente che la fiacca sia dovuta al fatto che ho bevuto molto poco in questi giorni. Non ho sete, ma ho questa impressione. Ho più di mezzo litro di acqua con me. L’ultima volta che ho riempito la borraccia era ad Amatrice. Ovvero ieri mattina. Riprendo a camminare e bevo tutta l’acqua. Presto arrivo a Pié la Rocca, anche questo un centro terremotato. Alla fontana prendo altra acqua e bevo. Continuo in leggera discesa fino a Fonte, poi Campi Vecchio attraverso una strada secondaria. Campi Vecchio è zona rossa, ma il sentiero lo evita anche se tra la mappa ed i segnavia c’è qualche discrepanza, scende verso Campi Nuovo e riprende a salire. La salita e ripida, tolgo giacca, felpa e pantaloni. Verso la cima però arrivo sudato e c’è del vento fresco. Felpa di nuovo prima di prendere freddo. A 1700m comincio a scendere in una lunga vallata verso Visso.

Li mi devo incontrare con Luciano che ha pulito il sentiero per il mio passaggio. Mentre scendo faccio i conti per la spesa. Scopro che se faccio in fretta, entro sera potrei arrivare a Colfiorito e fare la spesa là e poter viaggiare leggero tutto il giorno. Però devo percorrere circa 35km da dove mi trovo ora. Approfitto della strada in leggera discesa per correre e recuperare del tempo.

Cerco di correre sulle punte così da non battere sui calli che ho sul tallone, perché essendo i piedi bagnati e morbidi o se vogliamo più deboli, questo mi fa male. Corro anche leggermente sbilanciato indietro per permettere alle ginocchia di piegarsi e così di lasciare che l’urto lo subiscano i muscoli e non le articolazioni. Corro per circa 3km ed arrivo a San Giovanni, anche qui altre case piene di crepe sui muri e pezzi a terra. Continuo fino a Visso, il centro è bloccato e prendo la strada. Stanno demolendo alcuni edifici. Continuo a correre verso l’alimentari, ma c’è un posto di blocco dei carabinieri. Mi vedono e mi fermano. Mi chiedono da dove sono arrivato. Spiego da dove sono arrivato e cosa sto facendo. Mi serviva il permesso per passare. Spiego anche che dove sono passato non c’era nessun blocco. E non era nemmeno un sentiero impervio, era semplicemente una strada di campagna. Mi trovo un altra zecca addosso, dovrò controllare ancora ma non posso farlo qui.

Mi lasciano passare risparmiandomi una grande multa.

Continuo la corsa verso l’alimentari. Si trova in un container o comunque in un prefabricato. Assurdo che è comunque più grande di alcuni alimentari trovati in alcuni paesi. Prendo pane, fagioli, cioccolato e due piccole focacce. Ricordo che devo prelevare perché ho quasi finito i soldi. A fianco c’è un furgone blindato che funge da bancomat. Ora posso dire di aver fatto il bancomat su un furgone.

Mi siedo poco più in là per mangiare, come tolgo le scarpe Luciano arriva e mi riconosce subito. Parcheggia e viene li dove sono seduto. Io mangio e lui mi spiega del terremoto e del sentiero. Molte case cadute erano seconde case, utilizzate nel periodo estivo durante le vacanze e quindi molti non ci perdevano molto tempo nelle sistemazioni. Quindi le case stavano già “cadendo” da sole.

Dopo avermi spiegato un sacco di cose sul sentiero, delle quali ricordo poco già da subito, ho finito di mangiare e mi alzo per incamminarmi. Mi accompagna fino all’attacco e mi saluta dopo una foto ricordo. Ho mangiato quasi tutto quello che ho comprato e la pancia è gonfia. Non posso permettermi di andare forte ora, devo aspettare che si svuoti lo stomaco. Intanto la salita comincia a farmi sudare ed io tengo sotto controllo il passo. Non posso sbagliare perché ho con me solo un pezzetto di cioccolato e due, forse tre fette di pane che punto a tenere come merenda. Lascio la strada per in sentiero nel bosco, l’inizio è evidente e curato, è pure segnato sulla mappa fino ad un tornate.

Da qui l’anno scorso ho avuto problemi, quest’anno trovo la via grazie a dei fiocchetti posti sugli alberi. Il sentiero da subito si discosta di almeno 30 metri da dove lo avevo imboccato io. Ora che l’ho trovato è più facile, vedo anche dei rami tagliati recentemente e degli ometti. Procede tutto bene fino ad una fonte, c’è acqua per terra e da qui il sentiero non è più molto pulito. Ritorno nel prato e tra fiocchi e ometti proseguo su passaggi di bestiame, aggirando la montagna. L’anno scorso mi ero mantenuto in quota per scendere piano, invece il sentiero scende più veloce per raggiungere una fonte dove bevo ancora. Sono sudato ed esposto al vento che soffia abbastanza forte. Resisto fino a quando ritorno su un prato in piano dove devo mettere la felpa perché nonostante il sudore si sia asciugato ho i brividi dappertutto. Arrivo ad un casale e degli omini mi portano in una ampia valle dove finiscono di netto. Non vedo dove proseguire. Niente segnavia e nemmeno fiocchetti. Mi guardo in giro, ma non vedo nulla.

Ricontrollo, ed intanto il tempo passa ed io non ne ho molto a disposizione per arrivare a Colfiorito. Vabbè, chissenefrega del sentiero. Non è colpa mia se è segnato male. Vado nella direzione che mi sembra più congeniale per recuperarlo dove ero passato l’anno scorso. Scollino ed ancora non vedo nulla. Cerco di ricordare quello che mi ha detto Luciano ma mi ha spiegato 30km di sentiero in 10 minuti. Taglio nel prato scendendo il più diretto possibile verso una strada che mi porta ad una fontana. Alla fontana vedo di nuovo i segnavia. Così riprendo a seguirli, mi portano nel bosco dopo aver costeggiato una recinzione di filo spinato. Senza i nuovi segnavia, mai avrei presto questo tratto.  Arrivo ad una strada bianca e prendo a sinistra grazie agli ometti, qui ritorno sul percorso che avevo fatto io. Comincio a salire fino ad una fontana e le gambe girano bene. Potrebbe proprio essere il problema dell’acqua che non mi faceva andare ad un buon ritmo. Bevo ancora un altro po’ e proseguo nel bosco umido dove faccio di tutto per non bagnare le scarpe e riesco a mantenere asciutte.

Proseguo in falso piano tra bosco e prati su una evidente traccia per poi cominciare la discesa su una strada, a tratti rotta, che mi porta a Collattoni. Quando sono nel punto più basso i segnavia mi portano a sinistra nonostante la via sia più corta a destra. Seguo la strada, ma non vedo più segnavia. Quando arrivo al paese ricompaiono i segnavia da una direzione diversa dalla mia. Riprendo a seguirli, ma sono scarsi e devo affidarmi all’esperienza per cercare di capire dove potrebbe andare il sentiero. Dopo 500m gli omini tornano ad essere ben posizionati, poi seguo i fiocchetti fino ad una strada.

In cima il vento soffia ancora forte.  Qui mi ricollego con l’E1. Scende su una strada detritica che raggiunge un fontana. Non avendo mappe proseguo dritto e ad un bivio nessun segnavia. Provo a prendere la strada che scend,e perché è quella in direzione di Dignano, ovvero dove devo andare. Niente, prendo l’altra ed arrivo ad un altro incrocio e non c’è nessun segnavia. L’ultimo visto è alla fontana. Ritorno indietro sempre di fretta per riuscire ad arrivare a Colfiorito prima della chiusura del supermercato. Venendo da questo lato, il segnavia è evidente, ti fa scendere subito, ma sto venendo dal lato opposto. Bastava un fiocchetto su uno dei numerosi arbusti ed avrei preso subito la direzione giusta. Scendo in una gola a fianco un torrente, alcune volte ci sono zone paludose, ma le scarpe ancora non si bagnano. Sono contento di aver rimesso la felpa perché qui all’ombra e sotto vento non ho per niente caldo. Ora i segnavia mi portano a Dignano, incontro un vecchio segnavia e scendo sulla strada, correndo in discesa per Colfiorito. Ho ancora del tempo, quindi come prendo la strada per Colfiorito ritorno a camminare. Tutta strada. Arrivo e subito trovo il supermercato. Faccio la spesa per i prossimi due giorni. Non voglio farmi mancare nulla e così mi carico 5kg in più sulle spalle. Pane, ceci, cioccolato, arachidi, biscotti e prugne secche. Esco e subito mi mangio 250g di prugne.

A fianco al supermercato ho trovato una mappa della zona che mi fa fare un percorso diverso da quello che ho inventato l’anno scorso, ma che è ancora diverso dalle tracce che il CAI mi ha passato. Lo zaino è più pesante e devo sistemarlo meglio, continuo ad aggiustarlo ma non trovo la posizione adeguata. Seguo la mappa ed infatti trovo segnavia del Sentiero Italia. Tutto finisce in mezzo a dei campi e la strada che una volta c’era è sparita. Cerco di seguire la rotta guardando la mia posizione sulla mappa.

Qualche pezzo di strada ancora si può intuire. Riprendo il percorso dell’anno scorso, poi la traccia CAI e la lascio quasi subito per i segnavia che concordano con la mappa, sono vecchi, ma ci sono, e qualcuno ha cercato anche di nasconderli. L’erba è alta e sto attento a dove metto i piedi, la sera sta calando e sono a caccia di una tettoia. Sempre un po’ improvvisando cerco di seguire la strada che non c’è più. Ci riesco perché alle prime case trovo un cartello metallico con scritto E1. Continuo nel paese e trovo una tettoia davanti l’entrata di una casa dove non sembra esserci nessuno per ora. Mi sistemo e ceno. Mi sento la pelle del viso tirare, probabilmente oggi mi sono abbronzato di più. Poco dopo aver finito, un vecchio piuttosto rozzo, per i rumori che ha fatto avvicinandosi, mi vede. Fa un gran beccano come per cacciare un animale dal orto. Io non reagisco, rispondo con un buona sera. Mi dice di andare via, io comincio ad uscire dal sacco a pelo, mi racconta una stupida storiella e poi finisce per lasciarmi li, dicendomi di andarmene l’indomani mattina presto perché lui verrà a controllare.

Giorno 52

Per evitare altri inconvenienti punto la sveglia alle 6.15. Come mi sveglio trovo una bellissima sorpresa addosso. Un altra volta zecca.

Me ne vado prima che il vecchio sia arrivato. Ho mangiato abbondantemente ieri sera e non ho nemmeno fame. Seguo il sentiero fino a Colle Croce, segue parallelo la strada ma testa più alto. Fa freddo oggi, questo mi fa pensare ad una giornata molto calda. Da qui prendo verso il bosco dove c’è ancora più freddo, non ci sono grandi dislivelli ed il sole è proprio nell’altro versante. Seguo i segnavia fino alle sorgenti del Topino e da qui subito sono a Bagnara. Ci sono diverse fontane e scopro esserci un alimentari. Peccato che mi sono caricato tutto a Colfiorito. Dopo Bagnara inizialmente c’è un traverso fino ad una strada brecciata poi inizia una salita ripida. La prendo con calma. Qualche vecchio segnavia si trova, ma devo affidarmi alla memoria dell’anno scorso ed alla fortuna dell’anno scorso di aver incontrato due ragazzi che mi hanno indicato la via. Qualcuno senza mappa sicuramente avrebbe continuato sulla principale. Scendo su asfalto di nuovo e dopo 200 metri dovrei ritornare nel bosco, vedo un segnavia, ma non il secondo ad indicarmi la strada. Vado avanti sulla principale.

No, ci voglio provare. Al segnavia scendo nel bosco, ma non vedo nulla purtroppo. Torno al segnavia e cerco meglio. Non trovo nulla.

Continuo sulla principale fino ad una fonte da dove sarei dovuto arrivare e forse anche dove dovrei proseguire visto che ci sono 4 vie possibili. Vedo un segnavia in una di queste, provo a seguirlo nella direzione in cui dovrei andare, ma finisce in un punto morto. Riprovo un’altra direzione e trovo il secondo e pure il terzo ad un bivio provo ad andare verso nord. Niente segnavia. La strada continua a sud, forse è la strada da cui sarei dovuto arrivare.

Non ho voglia di controllare, né di perdere tempo a cercare il sentiero perché non mi hanno fornito le mappe. La traccia naturalmente non è giusta.

Riprendo l’asfalto ed ad un incrocio capisco di essere giusto per un cartello con scritto E1. E nella direzione da prendere la stessa cosa. Più avanti lascio l’asfalto per un strada di sassi, per fortuna si tratta solo del pezzo iniziale. Proprio appena prima di ritornare su l’asfalto do una pedata molto forte su un sasso che non avevo visto. Questa volta è più forte di tutte quelle capitate fino ad ora. Mi prendo un po’ di tempo per far passare il dolore. Seguo l’asfalto per un breve tratto è poi ancora strada di sassi, per fortuna sono in salita e non rompono troppo. Ora che il piede è dolorante sto molto attento.

Una volta in quota le cose migliorano, ma alcuni tratti sono pieni di sassi. Ora mi trovo a scendere e con questi sassi non vado molto d’accordo in più non riesco a camminare normalmente, il dolore e la paura di beccare un altro sasso mi condizionano. Passo un piccolo bivacco e non mi fermo perché voglio mettermi al sole per pranzare. Nonostante ci sia vento mi metto a terra vicino degli alberi sperando mi proteggano. Controllo subito l’unghia e sembra una parte stia diventando nera. Mentre mangio ho qualche brivido. Non faccio di fretta, oggi ho tutto il cibo che mi serve e voglio prendermela con calma. Verso la fine del pranzo il sole riesce un po’ a scaldare. Altri 300m su asfalto e salgo su una strada piena di sassi. La salita assieme alla protezione degli alberi dal vento mi scalda e tolgo la felpa. Presto ritorno fuori dal bosco e la felpa la rimetto. 20 minuti senza felpa durante tutto il giorno. A fine Maggio non era tra le mie aspettative.

Ora comincio un lungo tratto su cime morbide, seguo una strada che più o meno è sempre sulla cresta, se così si può definire. Il vento continua a soffiare, dei cavalli che stanno pascolando non ne sembrano influenzati. Anche l’anno scorso avevo incontrato molto vento in questa zona. La vista è molto panoramica e vedo l’Adriatico. Il sentiero è semplice da seguire, una strada abbastanza evidente mi porta verso Nord e quindi la mente è libera di pensare.

Penso a quello che mi hanno detto i contatti delle regioni, quante cavolate si sono inventati per fare bella figura, quanto pressapochismo ci hanno messo alcuni per darmi una mano. Naturalmente essendo sul campo me ne accorgo quando una informazione, mappa o traccia è sbagliata. Qualcuno mi ha detto di accontentarmi di un panino come pasto e di essere flessibile. Nelle zone terremotate mi hanno avvisato all’ultimo delle difficoltà di percorrenza e mi hanno detto di fare un trasferimento con un mezzi pubblici quando ormai ero dentro il cratere. Ripensando ad alcune situazioni, a volte mi sento preso in giro. Forse credono io sia in vacanza e che stia passeggiando per l’Italia.

Comunque i chilometri passano ed arrivo al Eremo di Serra Santa, da qui scendo verso Valsorda. Fatti due conti dovrei riuscire ad arrivare alla Val di Ranco per la sera, e ci tengo perché se questa è davvero una zona ventilata è molto meglio se mi riparo non restando in cresta. Aggiro il monte Maggio ad Est su comodo sentiero e ritorno nel bosco, in un prato l’istinto sarebbe quello di scendere seguendo la traccia sul terreno molto evidente, ma l’anno scorso poi ho perso il sentiero, così cerco di restare in quota e ritrovo il segnavia. Proseguo fino a cima Mutali, questa la aggiro ad Ovest su una strada, e di fronte a me tutta l’Umbria. La strada raggiunge un prato e senza segnavia verrebbe da seguirla, in realtà l’anno scorso ho trovato dei segnavia dall’altra parte del prato che facevano intendere di tagliare lungo l’erba perciò ci provo, e poco evidenti e vecchi ci sono i segnavia. Scendendo al Valico di Fossato magicamente compaiono dei segnavia nuovi, ma sono di un altro tracciato. Al valico mi concedo una pausa, faccio merenda, sono le 18 passate. Vicino a me una coppietta giovanissima dentro un ape, non riesco a capire cosa dicono, ma sono certo si stanno prendendo in giro. Mangio 250g di prugne e almeno 100g di arachidi, poi riprendo.

Ci sono i segnavia del Sentiero Italia. Nemmeno un chilometro dopo sparisce tutto e la traccia che mi hanno passato si perde in un campo. Provo a dare fiducia alla traccia e solo dopo 500m su prato “a vista” trovo un cartello. Da dove ho lasciato la strada non è visibile questo cartello ed è molto facile sbagliare direzione nel mio senso di marcia, il sentiero ora è più evidente. Presto ritorna in un prato dove l’erba e molto alta, e si vede un passaggio dove c’è l’erba un po’ più bassa, sicuramente un passaggio di animali del bosco. Lo seguo fino a prendere una cresta senza evidenti segnavia, infatti l’anno scorso non avevo subito individuato la direzione.

Intanto dal CAI mi arrivano notizie che per gran parte delle Alpi non ci sarà nessuno a darmi supporto. Una cosa sola avevo chiesto. Avevo chiesto mi dessero una mano nel ricaricare le batterie perché questo è stato un problema che ho riscontrato l’anno scorso e che difficilmente potevo risolvere. Chiedo spiegazioni e non mi viene data risposta. La cosa mi fa innervosire assai. Dopo 4 mesi dalla mia richiesta ancora non sono riusciti a mettersi d’accordo. I pensieri a riguardo sono molti. Avevano accettato di buon grado di darmi una mano, anzi sembravano entusiasti all’inizio, tanto che avevano azzardato un “fornire le mappe e tracce e fare il possibile per portare a termine il compito”.

Senza batterie sono senza telefono, quindi senza mappa, senza sentiero, senza traccia, e senza la possibilità di chiamare in caso di emergenza. Ci dormo sopra perché ora sono sopraffatto dal nervosismo. Il percorso ora si può definire di cresta. Il vento soffia forte e no. Non riesco ad usare i bastoncini correttamente perché troppo leggeri, vengono portati via dal vento.
Mi sento in forma, o forse è il nervoso che mi sta facendo andare forte, ma potrebbe essere anche il vento che mi stimola. Comunque sia percorro velocemente l’ultimo tratto fino alla val di Ranco, dei cinghiali mi vedono e scappano,  li trovo poco più avanti. Scappano ancora, mi diverto. Però poi mi accorgo che i piccoli sono rimasti separati dal gruppo e me ne dispiaccio. Dalla strada il sentiero taglia lungo un largo fossato dove ci sono un sacco di ortiche.

Finirei per non prendere sonno per il formicolio se passassi di lì. Metto i pantaloni impermeabili in modo da proteggermi e dopo 150m sono di nuovo su asfalto. Cerco un posto dove passare la notte, non ho grosse pretese perché non pioverà questa notte, ma voglio un posto tranquillo dove potrò riposare a lungo. Domani è sabato ed è possibile ci sia movimento anche la mattina presto. Riempio la borraccia e mi spingo nel bosco. Mi fermo in un piccolo piazzale di cemento. Stamattina pensavo di passare una giornata molto calda, invece ora sono con giacca e pantaloni impermeabili. Mi metto nel sacco a pelo e cerco di non pensare a quanto successo.

Ormai è tardi e prendo a dormire subito.

Giorno 53

Il vento soffia anche qui nel bosco, non è forte naturalmente, ma quando esco dal sacco a pelo infilo subito giacca e pantaloni. Non ho affatto caldo. Purtroppo non posso dormire molto perché devo anche oggi arrivare prima della chiusura del alimentari. Son circa 20 chilometri fino ad Isola Fossara che devo percorrere prima di mezzogiorno. In fretta, per il freddo, mi metto in moto. Il sentiero è una comoda strada fino a Sorgente Acqua Fredda. Ritorna sentiero e con qualche strappo in salita mi scaldo e tolgo finalmente la giacca. A tratti il bosco si apre e vedo ancora l’Adriatico. Tra qualche giorno comincerò a spostarmi verso Ovest e non lo vedrò più fino a quando arriverò in Friuli. A Pian delle Macinare prendo di nuovo la strada verso Isola Fossara. I cartelli mi danno delle indicazioni che però non rispecchiano la realtà, anzi porterebbero ad un sentiero chiuso.

Tutto bene fino a Pian degli Spili poi dei cartelli puntano in un prato. Per fortuna ho la traccia. Valico un dosso e ci sono 3 evidenti passaggi, nel caso dubbio prendo quello in mezzo e controllo sia quello in alto che quello in basso. Non vedo nessuno segnavia. Dopo un po’ la traccia in mezzo tende a sparire ed invece quella in basso resta evidente. Scendo per prenderla ed è quella giusta. Continua semplice, aggira la costa e di nuovo i cartelli puntano una strada che subito termina. Tre tracce evidenti, ma quel in basso sembra perdersi anche lui. Prendo quella in centro. Non è questa. Più avanti ancora, vedo la traccia sotto di me più evidente e larga, la raggiungo e ci trovo un bivio con i cartelli, c’è anche quello che interessa a me. Continuo e trovo una fonte. Stavo proprio pensando che l’alluce non mi dava più problemi quando batto violentemente di nuovo. Non forte come ieri, ma il dito era già offeso. Ora si che zoppico.

Continuo in discesa e ci sono sassi sul sentiero. Non ci voleva. Fortunatamente mezz’oretta dopo il dolore è sopportabile. Arrivo a Coldipeccio un’oretta dopo e mi sento meglio però sono molto attento a dove metto i piedi. Non mi fermo in paese e tiro dritto verso Isola Fossara. Un’altra ora. Il primo tratto è una strada poi di colpo diviene sentiero e non è molto chiaro verso dove proseguire. Prendo la traccia e capisco dove andare. Poco più in là un cartello ed il sentiero riprende chiaro, incontra una strada di campagna che va ad Isola Fossara.

Costeggia il fiume Sentino. Alle prime case le campane suonano le 11.

Un altra regione in cui ho messo la spunta.